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La filiera Granlatte
ai vertici d'Europa
La prima certificazione di filiera controllata del latte in ambito europeo appartiene all'Italia ed è una conquista del gruppo Granarolo-Granlatte. L'operazione, che rappresenta il traguardo di un lavoro avviato sin dalla metà degli anni Ottanta con un programma di miglioramento qualitativo del latte alla stalla e che costituisce al momento un "unicum" in Europa per rilevanza e copertura del territorio, riguarda due milioni di quintali di materia prima destinata alla produzione di latte di alta qualità (1 milione 945 mila quintali) e biologico, equivalenti ad un quinto del latte fresco consumato dalle famiglie italiane. In essa sono coinvolte 297 aziende agricole dislocate in 11 regioni italiane, 298 fornitori di mangimi, cereali ed altri alimenti zootecnici, 14 cooperative di raccolta tutte associate a Granlatte, 56 raccoglitori, 8 stabilimenti produttivi del gruppo Granarolo, 15 tecnici fra veterinari e zootecnici, oltre a tecnici di laboratorio, 2 società per specifiche prestazioni (Crpa e AgriOK).
Duplice successo Come ha fatto presente il presidente di Granarolo spa, Luciano Sita, nell'ambito del convegno "Latte fresco, dalla tracciabilità alla certificazione di filiera controllata: nuovi strumenti di sicurezza alimentare", organizzato per presentare l'iniziativa, sono due i certificati che il Consorzio Granlatte, detentore del 78% delle azioni di Granarolo spa, ha ottenuto dal Csqa di Thiene, uno tra i più autorevoli organismi di certificazione operanti nel settore agroalimentare. La certificazione di filiera agroalimentare controllata si integra, infatti, con quella relativa al "Sistema di rintracciabilità nella filiera" (conforme alla norma Uni 10939) e sancisce che il processo di filiera, dalla produzione degli alimenti per le bovine fino alla consegna del prodotto allo stabilimento, avviene nel rispetto di procedure iscritte in un disciplinare che impone non solo la rintracciabilità del prodotto e delle forniture impiegate ma anche un rigido protocollo di analisi microbiologiche in tutte le fasi critiche del processo (dal decollo del progetto pilota, due anni fa, al conseguimento della certificazione sono state effettuate 1.500 visite aziendali per la formazione ed il controllo delle procedure, e sono state svolte oltre 70 mila analisi sui prodotti controllati).
Due certificazioni, dunque, dei sistemi di autocontrollo della filiera volontariamente adottati a beneficio del consumatore nonché della qualità e naturalità del prodotto, che tra breve si integreranno con quelle già richieste da Granarolo spa, leader di marca del latte fresco, per le medesime produzioni (latte di alta qualità e biologico) e per le fasi che vanno dalla lavorazione al confezionamento del prodotto fino alla distribuzione primaria. In proposito è stato sottolineato da Andrea Borsari, direttore assicurazione qualità, ricerca e sviluppo di Granarolo spa, come, tra le aree coinvolte nella filiera latte, quelle dell'allevamento delle bovine, della raccolta e del trasporto della materia prima non siano ancora soggette all'applicazione del metodo Haccp, a differenza delle fasi della lavorazione industriale e del trasporto refrigerato primario, che hanno l'obbligo di applicare la direttiva Ce 43/93 e il Dlgs 155/97 (quindi l'Haccp).
Il gruppo Granarolo-Granlatte, potendo fare affidamento sulla professionalità degli allevatori partecipanti al progetto, ha voluto quindi precorrere i tempi con l'obiettivo di fornire ulteriori garanzie al consumatore in merito alla sicurezza igienico-sanitaria del latte e dei suoi derivati.
Barbara Mengozzi - Informatore Zootecnico n.19 / 2002


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