Area Stampa - Contattaci

 

Dedicato ai nostri produttori

 
  10 Il mungitore

Quali accorgimenti e attenzioni deve adottare il mungitore per evitare mastiti. Le conoscenze, la formazione, i rapporti con il veterinario. Una figura professionale ormai da considerare del tempo passato, ma che sarebbe essenziale per la salute delle mammelle delle vacche e per produrre latte di qualità è quella del mungitore. Oggi, di veri mungitori, è difficile trovarne, si trovano, tanti operatori che eseguono le operazioni ordinarie di mungitura, adottando una routine che non sempre ri-spetta le esigenze delle vacche. Ogni vacca ha una sua individualità morfologica, si trova in un suo stadio di lattazione, ha una propria produzione ecc., e solo il mungitore deve capire come deve essere preparata e munta. Se è una vacca con bassa produzione, non esistono grossi problemi legati alla tecnica di mungitura. Ma se si tratta di una vacca ad alta produzione per evitare stress o mungitura a vuoto, solo il mungitore può decidere il tipo di preparazione da fare, il tempo tra preparazione e attacco gruppo, predisporre il gruppo di mungitura correttamente per mungere in tempi identici i quarti, evitare la mungitura a vuoto ecc.. Il mungitore deve essere in grado di colloquiare con il veterinario aziendale, durante la mungitura deve decidere il da farsi su vacche con problemi alla mammella ecc. . Non sempre sono in grado di farlo. Anni addietro, i mungitori prima di essere riconosciuti tali rimanevano come aiuto al vero mungitore per anni, e ovviamente oltre ad imparare si capiva se una persona era predisposta per tale attività. Oggi, in molte aziende, persone qualsiasi, sono mandate a mungere senza nessuna preparazione o affiancamento con mungitori esperti. Ovviamente, poi nascono i problemi. Il personale addetto alla mungitura dovrebbe frequentare corsi formativi, sia teorici che pratici, e, dovrebbe avere la possibilità di aggiornamenti continui in quanto cambiano gli impianti di mungitura, i livelli produttivi delle mandrie, gli ambienti eccetera, di conseguenza devono essere adeguate le tecniche di mungitura. Il mungitore deve essere persona calma, metodica non urlare e avere paura degli animali, evitare movimenti bruschi, ripetere gli stessi movimenti. Serve sicurezza e confidenza con le vacche.
Il mungitore deve essere in grado di riferire al veterinario di eventuali anomalie alla mammella e alle caratteristiche del latte di conseguenza nella routine di mungitura deve prevedere dove si evidenziano anormalità, di effettuare esame della mammella. A fine mungitura, la palpazione manuale della mammella alle vacche, eseguita allo scopo di determinare la presenza eventuale, di mastite, sta rapidamente divenendo un'arte del tempo andato. Il mungitore, quando nota qualcosa di anomalo sulla produzione o sulle caratteristiche del latte, o un'evidente variazione di volume rilevabile all'esame comparativo dei quartieri contrapposti, dovrebbe sempre effettuarla.
La palpazione della mammella deve essere eseguita durante il periodo della lattazione e immediatamente dopo la mungitura. E' necessario procedere ad un accurato svuotamento della mammella, poiché un eccesso di latte residuo riduce le probabilità di rilevare la presenza di tessuto cicatrizzale. Si procede quindi alla palpazione delle cisterne, raffrontando l'uno con l'altro, sia i quartieri anteriori che quelli posteriori. Con una mano si tira il capezzolo verso il basso allo scopo di provocarne la tensione, mentre con le dita dell'altra mano sono valutati lo spessore e l'elasticità delle zone corrispondenti alla cisterna mammaria. Può essere rilevata un'evidente differenza di spessore e di compattezza fra una coppia di quartieri il che indica l'esistenza di fibrosi in uno di essi oppure, se del tessuto cicatriziale è presente in entrambi, le eventuali differenze sono legate alla sua diversa estensione. L'area della cisterna di una mammella normale appare soffice e flessibile e, sottoposta a pressione fra le dita, il suo spessore risulta inferiore a 2,5 cm; al contrario, in presenza in presenza di fibrosi, si verifica la comparsa di tessuto compatto il cui spessore varia con l'estensione della fibrosi stessa. La palpazione profonda può anche far rilevare la presenza di noduli duri i quali assumono un preciso significato quando sono rilevabili in uno solo dei due quartieri contrapposti. Una certa diffusione di nodosità può essere prevista come struttura normale di alcune mammelle ma, in questo caso, i noduli sono piccoli e rotondeggianti, di dimensioni costanti e uniformemente distribuiti nello spessore di entrambi i quartieri contrapposti.



La palpazione può denunciare anche la presenza di un'asimmetria, riscontrabile ponendo il palmo delle mani sotto ciascun quartiere e sollevandolo verso l'alto allo scopo di valutarne comparativamente le dimensioni ed il peso. E' questo il metodo più efficiente per determinare l'estensione dell'edema o l'aumento del volume eventualmente presenti in un quartiere mammario. In presenza di mastite acuta, l'edema risulta evidente senza ricorrere alla palpazione.
Le porzioni terminali del capezzolo debbono essere esaminate in riferimento alla eventuale presenza di lesioni o di altre anormalità. Allo scopo di palpare la cisterna del capezzolo è opportuno ruotare lo stesso fra le dita. In tal modo si riesce a determinare l'esistenza di estese zone cicatriziali o di atresia. Nel caso in cui la cisterna risulti completamente ostruita, si ricava l'impressione dell'esistenza di una struttura cordoniforme estesa per tutta la lunghezza del capezzolo.

La tazza di mungitura
Per consentire al mungitore di rilevare in premungitura la presenza di mastiti e di conseguenza garantire la "qualità del latte munto" è opportuno l'utilizzo della tazza di mungitura. I primi getti di latte di ogni quartiere sono manualmente munti in un recipiente con fondo possibilmente nero e ricoperto da una reticella rigida. Eventuali piccoli coaguli e grossi fiocchi sono trattenuti dalla reticella e se ne può subito apprezzare la presenza. Se la tazza ha il fondo nero permette di far scorrere il latte e permette di riconoscere un latte acquoso. L'utilizzazione di questa tazza porta a diversi vantaggi:
· La rilevazione del latte anomalo;
· La rilevazione dell'intensità di colore assunto dal latte dei primi getti;
· La possibilità di osservare contemporaneamente il latte acquoso e la presenza di fiocchi o coaguli;
· La rimozione dei primi getti di latte che facilita la successiva discesa;
· L'eliminazione del latte di premungitura che riduce il valore di conta microbica in quanto proprio i primi getti di latte contengono la carica batterica più elevata.
La tazza di mungitura deve essere impiegata come parte integrante della quotidiana pratica di mungitura. Non è strumento sufficientemente sensibile per costituire il solo metodo di diagnosi della mastite, ma oltre a migliorare la tecnica di mungitura, aiuta ad identificare latte anomalo prima di mungerlo di conseguenza possibilità di poter decidere dove raccoglierlo. Oggi sempre più di frequente i nuovi impianti di mungitura sono sprovvisti di recipienti individuali di raccolta latte munto (vasi misuratori, secchi), l'utilizzo della tazza di controllo latte in premungitura dovrebbe essere pratica indispensabile per evitare che latte di vacche mastitiche sia miscelato con latte di vacche sane. Gli organi che effettuano il controllo sulle caratteristiche qualitative del latte prendono in considerazione l'analisi della massa del latte prodotto in un allevamento. Nella massa può esserci anche il latte proveniente da vacche mastitiche o munto con tecniche igieniche scarse e il risultato dell'analisi può risultare con parametri entro i limiti previsti dalla legge. Sarebbe invece molto più efficace pretendere tecniche di mungitura più rispondenti alla salute delle mammelle e alla qualità del latte.

       

Home Page - Chi Siamo - Alta Qualità - Bilanci - La base sociale - La storia
Notizie - Forum - Area link - Normativa - Sala Stampa  - Contatti - Credits