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Quali
accorgimenti e attenzioni deve adottare il mungitore per evitare mastiti.
Le conoscenze, la formazione, i rapporti con il veterinario. Una figura
professionale ormai da considerare del tempo passato, ma che sarebbe
essenziale per la salute delle mammelle delle vacche e per produrre
latte di qualità è quella del mungitore. Oggi, di veri
mungitori, è difficile trovarne, si trovano, tanti operatori
che eseguono le operazioni ordinarie di mungitura, adottando una routine
che non sempre ri-spetta le esigenze delle vacche. Ogni vacca ha una
sua individualità morfologica, si trova in un suo stadio di
lattazione, ha una propria produzione ecc., e solo il mungitore deve
capire come deve essere preparata e munta. Se è una vacca con
bassa produzione, non esistono grossi problemi legati alla tecnica
di mungitura. Ma se si tratta di una vacca ad alta produzione per
evitare stress o mungitura a vuoto, solo il mungitore può decidere
il tipo di preparazione da fare, il tempo tra preparazione e attacco
gruppo, predisporre il gruppo di mungitura correttamente per mungere
in tempi identici i quarti, evitare la mungitura a vuoto ecc.. Il
mungitore deve essere in grado di colloquiare con il veterinario aziendale,
durante la mungitura deve decidere il da farsi su vacche con problemi
alla mammella ecc. . Non sempre sono in grado di farlo. Anni addietro,
i mungitori prima di essere riconosciuti tali rimanevano come aiuto
al vero mungitore per anni, e ovviamente oltre ad imparare si capiva
se una persona era predisposta per tale attività. Oggi, in
molte aziende, persone qualsiasi, sono mandate a mungere senza nessuna
preparazione o affiancamento con mungitori esperti. Ovviamente, poi
nascono i problemi. Il personale addetto alla mungitura dovrebbe frequentare
corsi formativi, sia teorici che pratici, e, dovrebbe avere la possibilità
di aggiornamenti continui in quanto cambiano gli impianti di mungitura,
i livelli produttivi delle mandrie, gli ambienti eccetera, di conseguenza
devono essere adeguate le tecniche di mungitura. Il mungitore deve
essere persona calma, metodica non urlare e avere paura degli animali,
evitare movimenti bruschi, ripetere gli stessi movimenti. Serve sicurezza
e confidenza con le vacche.
Il mungitore deve essere in grado di riferire al veterinario di eventuali
anomalie alla mammella e alle caratteristiche del latte di conseguenza
nella routine di mungitura deve prevedere dove si evidenziano anormalità,
di effettuare esame della mammella. A fine mungitura, la palpazione
manuale della mammella alle vacche, eseguita allo scopo di determinare
la presenza eventuale, di mastite, sta rapidamente divenendo un'arte
del tempo andato. Il mungitore, quando nota qualcosa di anomalo sulla
produzione o sulle caratteristiche del latte, o un'evidente variazione
di volume rilevabile all'esame comparativo dei quartieri contrapposti,
dovrebbe sempre effettuarla.
La palpazione della mammella deve essere eseguita durante il periodo
della lattazione e immediatamente dopo la mungitura. E' necessario
procedere ad un accurato svuotamento della mammella, poiché
un eccesso di latte residuo riduce le probabilità di rilevare
la presenza di tessuto cicatrizzale. Si procede quindi alla palpazione
delle cisterne, raffrontando l'uno con l'altro, sia i quartieri anteriori
che quelli posteriori. Con una mano si tira il capezzolo verso il
basso allo scopo di provocarne la tensione, mentre con le dita dell'altra
mano sono valutati lo spessore e l'elasticità delle zone corrispondenti
alla cisterna mammaria. Può essere rilevata un'evidente differenza
di spessore e di compattezza fra una coppia di quartieri il che indica
l'esistenza di fibrosi in uno di essi oppure, se del tessuto cicatriziale
è presente in entrambi, le eventuali differenze sono legate
alla sua diversa estensione. L'area della cisterna di una mammella
normale appare soffice e flessibile e, sottoposta a pressione fra
le dita, il suo spessore risulta inferiore a 2,5 cm; al contrario,
in presenza in presenza di fibrosi, si verifica la comparsa di tessuto
compatto il cui spessore varia con l'estensione della fibrosi stessa.
La palpazione profonda può anche far rilevare la presenza di
noduli duri i quali assumono un preciso significato quando sono rilevabili
in uno solo dei due quartieri contrapposti. Una certa diffusione di
nodosità può essere prevista come struttura normale
di alcune mammelle ma, in questo caso, i noduli sono piccoli e rotondeggianti,
di dimensioni costanti e uniformemente distribuiti nello spessore
di entrambi i quartieri contrapposti.
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La palpazione può denunciare anche la presenza di un'asimmetria,
riscontrabile ponendo il palmo delle mani sotto ciascun quartiere
e sollevandolo verso l'alto allo scopo di valutarne comparativamente
le dimensioni ed il peso. E' questo il metodo più efficiente
per determinare l'estensione dell'edema o l'aumento del volume eventualmente
presenti in un quartiere mammario. In presenza di mastite acuta, l'edema
risulta evidente senza ricorrere alla palpazione.
Le porzioni terminali del capezzolo debbono essere esaminate in riferimento
alla eventuale presenza di lesioni o di altre anormalità. Allo
scopo di palpare la cisterna del capezzolo è opportuno ruotare
lo stesso fra le dita. In tal modo si riesce a determinare l'esistenza
di estese zone cicatriziali o di atresia. Nel caso in cui la cisterna
risulti completamente ostruita, si ricava l'impressione dell'esistenza
di una struttura cordoniforme estesa per tutta la lunghezza del capezzolo.
La tazza di mungitura
Per consentire al mungitore di rilevare in
premungitura la presenza di mastiti e di conseguenza garantire la
"qualità del latte munto" è opportuno l'utilizzo
della tazza di mungitura. I primi getti di latte di ogni quartiere
sono manualmente munti in un recipiente con fondo possibilmente nero
e ricoperto da una reticella rigida. Eventuali piccoli coaguli e grossi
fiocchi sono trattenuti dalla reticella e se ne può subito
apprezzare la presenza. Se la tazza ha il fondo nero permette di far
scorrere il latte e permette di riconoscere un latte acquoso. L'utilizzazione
di questa tazza porta a diversi vantaggi:
· La rilevazione del latte anomalo;
· La rilevazione dell'intensità di colore assunto dal
latte dei primi getti;
· La possibilità di osservare contemporaneamente il
latte acquoso e la presenza di fiocchi o coaguli;
· La rimozione dei primi getti di latte che facilita la successiva
discesa;
· L'eliminazione del latte di premungitura che riduce il valore
di conta microbica in quanto proprio i primi getti di latte contengono
la carica batterica più elevata.
La tazza di mungitura deve essere impiegata come parte integrante
della quotidiana pratica di mungitura. Non è strumento sufficientemente
sensibile per costituire il solo metodo di diagnosi della mastite,
ma oltre a migliorare la tecnica di mungitura, aiuta ad identificare
latte anomalo prima di mungerlo di conseguenza possibilità
di poter decidere dove raccoglierlo. Oggi sempre più di frequente
i nuovi impianti di mungitura sono sprovvisti di recipienti individuali
di raccolta latte munto (vasi misuratori, secchi), l'utilizzo della
tazza di controllo latte in premungitura dovrebbe essere pratica indispensabile
per evitare che latte di vacche mastitiche sia miscelato con latte
di vacche sane. Gli organi che effettuano il controllo sulle caratteristiche
qualitative del latte prendono in considerazione l'analisi della massa
del latte prodotto in un allevamento. Nella massa può esserci
anche il latte proveniente da vacche mastitiche o munto con tecniche
igieniche scarse e il risultato dell'analisi può risultare
con parametri entro i limiti previsti dalla legge. Sarebbe invece
molto più efficace pretendere tecniche di mungitura più
rispondenti alla salute delle mammelle e alla qualità del latte.
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