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La
mammella della bovina è suddivisa in due metà distinte,
separate da tessuto connettivo e dai legamenti sospensori mediani.
Ciascuna metà è costituita da due ghiandole, anteriore
e posteriore, dette comunemente quarti o quartieri. I quarti sono
completamente separati tra di loro. La capacità dei quarti
posteriori è generalmente superiore rispetto a quelli anteriori
(60% i posteriori, 40% gli anteriori). La selezione e il miglioramento
genetico, morfologico dovrebbero ridurre le differenze di capacità
tra i quarti posteriori e anteriori. La mammella è principalmente
sostenuta da una fascia di tessuto connettivo presente in ciascuna
metà mammaria e formata dalla fusione dei legamenti sospensori
mediano e laterale. I legamenti sospensori laterali costituiscono
il principale sostegno della mammella, in quanto non contengono fibre
elastiche e perciò non si distendono. Al contrario, tali fibre
sono pre-senti nel legamento mediano che, potendosi perciò
distendere, consente alle mammelle di proiettarsi verso l'esterno.
Quando entrambi i legamenti cedono, la mammella diventa pendula e
si abbassa verso il terreno. In questo caso oltre a diventare più
vulnerabile agli agenti fisici e microbiologici e di lesioni al capezzolo,
diventa problematico posizionare correttamente il gruppo di mungitura
e permettere un funzionamento accettabile da parte della guaina. Il
sistema vascolare per far raggiungere il sangue alla mammella è
così composto: il sangue proveniente dal cuore, dall'aorta
va all'arteria iliaca interna e all'arteria iliaca esterna, dove la
prima con tre diramazioni irrora la ghiandola nel ramo posteriore,
caudale e craniale, la seconda corrispondente a metà mammella.
I nervi della mammella sono di origine mista, sono i mediatori del
riflesso che stimola la discesa del latte, dando luogo alla liberazione
dell'oxitocina da parte della postipofisi, i nervi non svolgono un
ruolo diretto nella secrezione del latte. I capezzoli sono la componente
fondamentale della mammella per la corretta scelta del tipo e forma
di guaina da adottare in allevamento. Nella bovina, il numero normale
è di quattro funzionali. La forma varia, da quella cilindrica,
cioè con diametro costante per l'intera lunghezza, a quella
affusata o conica, nel qual caso l'estremità libera è
molto più sottile rispetto alla base. La lunghezza è
estremamente variabile. La cute è sottile e sprovvista di peli
e ghiandole cutanee. Nella parete è contenuto un plesso vascolare
che si riempie di sangue sotto pressione quando i capezzoli sono stimolati
favorendone in tal modo l'erezione che, a sua volta, facilita il deflusso
del latte a seguito della mungitura, sia manuale che meccanica. La
cisterna del capezzolo (sinus papillaris) è rivestita da un
epitelio a doppio strato di cellule con una topografia variabile.
Il punto di fusione fra la cisterna del capezzolo e della mammella,
può essere presente una plica anulare che è appena percettibile
oppure fortemente rilevata e, in quest'ultimo caso, impedisce la comunicazione
fra le due cavità. E' causato molte volte dalla testa della
guaina non adatta. L'epitelio di rivestimento, può in alcuni
casi, risultare di tipo squamoso in corrispondenza delle creste e
delle pliche. Queste modificazioni cellulari potrebbero rappresentare
una reazione ad eventuali traumi di mungitura. Infatti, l'epitelio
della cisterna del capezzolo ed i sottostanti tessuti possono reagire
a tali traumi attraverso la formazione di tessuto cicatriziale. Quest'ultimo,
se circoscritto, può provocare la formazione di un'escrescenza
che si proietta nel lume ostacolando il flusso di latte, oppure in
casi di traumi gravi, può ostruire l'intera cavità del
capezzolo. La cisterna mammaria (sinus lactiferus) appare estremamente
variabile per dimensioni e forma, all'interno sono presenti i grossi
dotti in numero da otto a 12, si dipartono dalla cisterna mammaria
per seguire il contorno esterno del quarto corrispondente, estendendosi
nel paren-chima ghiandolare.
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Lo stretto canale situato all'estremità
del capezzolo è denominato dotto capillare o, più comunemente
canale striato. Da diverse indagini fatte, la lunghezza di tale canale,
sia dopo l'abbattimento e su animali vivi, con l'introduzione di una
sottile canula di plastica o con una tecnica radiografica oscillante
tra gli 8 e 10,5 mm. Il diametro del canale striato non presenta un
diametro uniforme per tutta la sua lunghezza. Indagini radiografiche
hanno evidenziato diametro medio

in prossimità dell'orefizio di 0,55 mm, 0,66 mm nella zona
mediana, 0,82 mm nella estremità prossimale. In condizioni
normali il canale striato, presenta alcune strutture anatomiche che
fungono da barriera alla penetrazione dei microrganismi. L'efficienza
di tale strutture appare massima alla prima lattazione e si affievolisce
gradualmente in quelle successive con la conseguenza di maggior casi
di mastite causate da mungitura errata e mal comportamento delle guaine.
Il rivestimento interno del canale striato è costituito da
un epitelio pavimentoso stratificato che la specifica disposizione
che possono collabire fra di loro per la contrazione del muscolo dello
sfintere. Questo epitelio subisce continui processi di cheratizzazione
dal quale deriva del materiale di tipo sebaceo che si distacca e riempie
il lume del canale. Questo materiale sebaceo contiene acidi grassi
a lunga catena in elevata concentrazione che agiscono come batteriostatici
nei confronti di alcuni agenti patogeni. In condizioni normali impediscono
la moltiplicazione e la sopravvivenza dei microrganismi penetrati
nel canale striato. Il canale striato termina in una serie di pliche,
dette "Rosette di Furstenberg", la cui funzione è
di trattenere il latte nell'intervallo fra le mungiture. Il canale
striato è circondato da un vero sfintere costituito da un muscolo
liscio disposto longitudinalmente con fibre circolari. Un capezzolo
è indicato beante, quando il muscolo sfintere risulta incapace
di mantenere la chiusura ermetica del canale. Diverse indagini indicano
che esiste la predisposizione ad una maggiore incidenza di infiammazioni
mammarie e successive mastiti in quei quarti che hanno il canale del
capezzolo beante.
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